#TeSi – Territorio Sicuro

Cos’è TeSi?

È il piano strategico a lungo termine di #SicurezzaPartecipata #Integrata e #Sussidiaria che trasformerà la città in un sistema

Due gli aspetti al centro del progetto: il diritto del cittadino ad essere e a sentirsi al sicuro, e il diritto-dovere della comunità a creare le basi per la sicurezza collettiva.

Come lo realizzeremo?

Creando un sistema organizzato e flessibile per la gestione ordinaria e delle emergenze eccezionali.

Come lo finanzieremo?

Con i fondi ordinari a cui si unirà l’accesso ai fondi pubblici di sostegno finanziario – regionali, nazionali (ministero dell’Interno), europei (Recovery Fund e consorzi per progetti la sicurezza) – e privati (partnership, convenzioni, collaborazioni).

VENIAMO ALL’OBIETTIVO DI #TeSi:

L’obiettivo primario di #TeSi è la realizzazione di uno strumento efficace di governance della sicurezza urbana supportata dalla consapevolezza del “ruolo individuale” attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini. Ciò lo realizzeremo mediante:

  • La realizzazione di un modello di sicurezza sistemica di tipo “SMART”: che si basa su molti aspetti, tra questi certamente la raccolta e l’analisi dei big-data, l’integrazione delle segnalazioni dei cittadini, la realizzazione del sistema di mappe per la valutazione e la gestione di rischio;
  • La Sinergia pubblico-privato;
  • La Rivoluzione digitale del dialogo cittadini-amministratori e forze dell’ordine;
  • Lo Sviluppo della capacità di resilienza.

La nostra Città darà risposte concrete ai cittadini in termini di tempestività, affidabilità, presenza come strumenti di “percezione aumentata della sicurezza” attraverso il contenimento e la riduzione degli indicatori di criticità (minore criminalità, maggiore sicurezza).

LE SPECIFICITÀ INNOVATIVE DEL PROGETTO #TESI:

Paradigma Sicurezza 4.0 per la ridefinizione delle aree di intervento primario per la sicurezza urbana attraverso:

  • Elaborazione dei modelli di analisi del rischio quotidiano, da un lato, e, dall’altro, degli scenari di rischio in specifici contesti (grandi manifestazioni) e lo faremo attraverso reti e sistemi interconnessi;
  • Software di gestione di maxi-emergenza (attacco terroristico, eventi eccezionali ma anche incidenti stradali rilevanti, ecc.);
  • Utilizzo tecnologie integrate disegnalazione (APP);
  • Tutto ciò contribuirà a definire il Nuovo protocollo urbano di gestione emergenze;

Specificità: Sinergia pubblico-privato;

  • Promozione della sicurezza integrata (da progetto pilota a sistema urbano);
  • Cooperazione di sistema;
  • Intervento/azione di prossimità;
  • Integrazione videosorveglianza e comunicazione;

Specificità: Cittadinanza attiva

  • Promozione della cultura della sicurezza nella società;
  • Sensibilizzare cittadini e politici sul loro ruolo nella prevenzione e come attori della sicurezza;
  • Terzo settore: coinvolgimento di “associazioni” in funzione di “voluntary advisor”;
  • “Controllo del Vicinato”

LE TRE LINEE D’AZIONE

1. Il design urbano e la mobilità (anche) in funzione della sicurezza

  • capacità di intervento:
  • Previsione e gestione dei movimenti di folla, ecc.

 2. Gestione e condivisione della sicurezza

  • Centrale Operativa multi-agency

Polizia municipale, protezione civile e volontariato.

  • Nuova capacità operativa

Coordinamento delle forze di polizia locale (software cartografici e di intervento interattivi e integrati dal flusso di informazioni di sistema)

  • Segnalazioni sistematizzate e Feed back

Messa a sistema delle segnalazioni (tradizionali e via APP);

Riscontro (mediante APP) da parte del cittadino delle segnalazioni fatte = sensazione di fiducia;

3. La tecnologia a sostegno della nostra sicurezza

  • Sistema di allerta collettivo (comunicazione in caso di emergenze)

Innovazione della gestione di richieste di soccorso via smartphone (chat e conferenza, geolocalizzazione, protocolli di intervista e per la comunicazione non verbale e la traduzione simultanea).

  • Sistema di gestione eventi e della comunicazione

Informazioni cittadino-istituzione e istituzione-cittadino

  • Servizi di soccorso con capacità di gestione efficace

Dispositivi e soluzioni software integrate a bordo dei mezzi di intervento.

Integrazione servizi di vigilanza/sorveglianza, controlli semaforici, dispositivi di sicurezza urbana.

Questi sono i tre pilastri del programma Te.Si.

Chi sono e perchè mi candido

Si parte, domenica 3 e lunedì 4 ottobre avremo la possibilità di contribuire, con un gesto in apparenza semplice ma fondamentale, al nostro futuro: scegliere chi guiderà la nostra Torino per i prossimi 5 anni. Sono Guglielmo Del Pero, ho 44 anni, spirito liberale sabaudo da sempre, laurea in economia, professione consulente. Il mio obiettivo è ambizioso: rilanciare Torino, mettendo a disposizione tutte le mie competenze. Come sapete, da più di cinque anni sono impegnato per la nostra città, essendo tra i fondatori di SiAmoTorino ed avendo assunto la responsabilità del Partito Liberale cittadino. Sono convinto che sia venuto il momento di presentarsi di fronte ai torinesi, insieme a voi, mettendoci sia le idee che la faccia, a sostegno del candidato sindaco #Damilano: una scelta obbligata per chi, come me, crede nell’impegno diretto per migliorare la propria città.

Si parte con un programma che ha tra i suoi pilastri la sicurezza 4.0, che utilizzi le tecnologie innovative per migliorare la vita dei cittadini e aiutarli a sentirsi e ad essere sicuri. Voglio una politica dei Sì per rilanciare l’immagine della città e invertire la rotta dopo anni di impoverimento economico e culturale. Mi batterò per un significativo intervento di semplificazione burocratica e abbattimento delle aliquote comunali in modo da agevolare le attività produttive: tutto quello per cui abbiamo lavorato in questi anni. Il mio sogno è una Torino città europea, motore trainante del nostro paese, degna della sua storia.

Per fare questo ho bisogno del tuo aiuto: alle elezioni comunali, sulla scheda elettorale azzurra, ti chiedo di barrare il simbolo e scrivere DEL PERO

Let’s TO: rilanciamo Torino!

Ebbene ci SiAmo, è arrivato il momento di contribuire a costruire un nuovo futuro per la nostra città! Dopo cinque anni di impegno diretto è giunta l’ora di unire le forze moderate e liberali per Torino e presentarsi di fronte ai torinesi mettendoci sia le idee che la faccia.

Lo abbiamo detto fin dall’inizio della nostra esperienza: uniti si vince, dopo la fallimentare amministrazione torinese, per risollevare la città occorre l’impegno unitario di tutti noi, serve mettere da parte le differenze e lavorare su ciò che ci unisce e sulle idee comuni per ridare una speranza ai torinesi. Come sempre abbiamo fatto, ci esponiamo in prima persona per ciò in cui crediamo, sarò presente con il mio nome sulla lista elettorale, in rappresentanza del PLI a sostegno del candidato sindaco Damilano. Una scelta obbligata per chi come noi crede nell’impegno diretto dei cittadini per migliorare la propria città.

Troppo facile criticare sempre stando seduti, occorre dimostrare anche di sapere fare, ben consci del fatto che solo chi non fa non sbaglia. Da oggi si parte con un programma per Torino che ha tra i suoi pilastri la sicurezza, vogliamo presentare ai cittadini la proposta già illustrata al futuro Sindaco, una sicurezza 4.0 che utilizzi le tecnologie per semplificare la vita dei cittadini e aiutarli a vivere sicuri. Nelle prossime settimane presenteremo i dettagli di quello che riteniamo un progetto innovativo, capace di proiettare la nostra città su standard europei, che tratta il tema sicurezza visto come motore di sviluppo anche economico.

Un’amministrazione allo sbando (in monopattino)

Tre anni di amministrazione della città di Torino finite in un monopattino. Non c’è bisogno di scomodare il celebre autore francese Ionesco e il suo teatro dell’assurdo per raccontare quello che sta succedendo nella nostra città, le cronache di questi giorni sui giornali superano di gran lunga l’immaginazione. Da anni l’amministrazione comunale della prima città dell’auto italiana ha intrapreso una sua personale campagna proprio contro le auto e i suoi utilizzatori, ha deciso di impedirne e rallentarne il più possibile la circolazione, ha triplicato il costo delle strisce blu, ha speso risorse per un progetto di Ztl allargata, ha costruito piste ciclabili ovunque come se fosse sufficiente per costringere i torinesi a fare meno dell’auto, senza minimamente preoccuparsi e domandarsi il perché i cittadini la utilizzino.

Sulla scia del politicamente corretto nazionale e internazionale la nostra amministrazione ha inaugurato, con una buona dose di campagna mediatica su giornali e social, il servizio di noleggio dei monopattini elettrici a Torino, ovviamente con immancabile giro a favore di telecamere del sindaco Appendino. Tutti i cittadini sono stati bombardati dai messaggi in cui venivano invitati, per salvare il pianeta, all’utilizzo della nuova mobilità alternativa. Qualcuno facendosi convincere ha deciso di abbandonare l’auto o forse solo affiancarla da un nuovo monopattino e iniziare a utilizzarlo per gli spostamenti in città, peccato che alla prima uscita si sia immediatamente visto bloccare da un vigile urbano che, in strada con obiettivo di rimpinguare le esigue casse comunali su mandato proprio dell’amministrazione, ha immediatamente provveduto a staccare un verbale di oltre 1.000 (mille!!) euro ai poveri malcapitati che non solo non sono riusciti a diminuire l’inquinamento ma hanno anche dovuto pagare a caro prezzo l’essersi fidati. Immediatamente l’Assessore “competente”, caduta dalle nuvole, non ha trovato di meglio da fare che accusare di incompetenza il capo dei vigili urbani il quale, a sua volta, ha accusato l’amministrazione di non aver regolamentato l’uso dando il via al solito scaricabarile mezzo stampa. Improvvisazione, incompetenza, ricerca ossessiva di visibilità, assenza di un progetto a medio/lungo termine, “annuncite”.

L’affaire monopattino oltre a un certo sconcerto e un po’ di ilarità (certo non per chi si è visto multare) rappresenta plasticamente l’azione politica di questa maggioranza. Il desiderio compulsivo di “fare qualcosa” purché se ne parli, spesso e volentieri porta a strafalcioni di questo tipo: droni, guida autonoma, carta di identità elettronica e tutte le altre nuove iniziative sono servite solamente a distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi della città che in questi anni non sono stati per nulla risolti e, anzi, sono in alcuni casi peggiorati. Purtroppo per Torino, l’attuale classe dirigente è impegnata a seguire politicamente la strada segnata dall’ideologia, sia essa verde, sinistrorsa, antisistema o contro ogni iniziativa privata.

Siamo la città dove un commerciante viene multato per aver stampato il nome del proprio negozio su uno zerbino e contemporaneamente gruppi di persone occupano per anni un bene pubblico a loro uso e consumo senza che nessuno si sogni di firmare uno sgombero immediato. Siamo la città con uno dei parchi più belli d’Europa che si sta trasformando in un luogo insicuro, inagibile con il calar del sole e abbandonato a sé stesso, nel nome di una presunta legalità che vale evidentemente solo in alcune zone della città e per determinati soggetti. Siamo la città dei No a tutto quello che sa di progresso e di sviluppo, con amministratori politicamente incompetenti in balia della burocrazia, talmente terrorizzati dalle conseguenze di quello che fanno che preferiscono l’immobilismo. Siamo la città dove tutte le cose che nascono subito dopo si trasferiscono con successo a Milano!

Da tempo diciamo che Torino deve necessariamente riconquistare quel ruolo di città guida che ha sempre avuto nella storia, lo si potrà fare con un progetto politico di sviluppo coraggioso che abbia come orizzonte temporale almeno dieci anni, che non sia un ritorno al passato e che non abbia la ricerca del consenso a breve come unico obiettivo, per far questo occorrono idee messe in pratica con competenza e capacità politica.

https://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=48685&fbclid=IwAR1e4K1OVaxrSWUAySQahEDgBP7Uw5lqu0ITYVLZarDT3lFLGDFRy2Sm5K8

Alla Cavallerizza si vive a scrocco, a pagare sono i torinesi.

Dopo l’incendio alla Cavallerizza Reale ci si aspettava un’immediata ordinanza di sgombero nei confronti di chi l’aveva occupata abusivamente invece il sindaco Appendino vuole aprire un tavolo di confronto con gli abusivi. Però si multa un commerciante per uno zerbino. A volte le leggi si applicano, altre, se si tratta di amici, si interpretano.

Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano. Mai come in questi anni la celebre frase di Giovanni Giolitti si presta al meglio per descrive quello che succede a Torino con l’attuale amministrazione. Nel 2016 il M5S con la candidata, Chiara Appendino, diede una sonora lezione nelle urne al Sindaco uscente Fassino, uno degli esponenti di spicco dell’ultraventennale amministrazione di centro sinistra che ha governato la città. I torinesi per natura non molto inclini a inversioni repentine, a manifestazioni pubbliche di disagio e, diciamocelo tra noi da buoni “bugia nen”, non sicuramente predisposti a salti nel buio, avevano da tempo oltrepassato il limite della sopportazione facendosi attrarre dal cambiamento promesso dall’attuale Sindaco.

Ebbene oggi ci ritroviamo con una città al collasso, non solo l’amministrazione non è stata capace di un’inversione di rotta rispetto a un’eredità oggettivamente difficile che avrebbe richiesto impegno, competenza e progetti futuri realizzabili per la nostra città, ma di fatto ha peggiorato la situazione in quasi tutti i campi dimostrando un’improvvisazione decisamente preoccupante nella gestione della cosa pubblica.

Come se non bastasse, in questi giorni la nota vicenda del portavoce del Sindaco con l’emergere di ricatti, gelosie, tentativi di spartizione di poltrone, addirittura cene con rappresentanti di categorie produttive per cercare di trovare una posizione agli amici, fa emergere, da parte della maggioranza, una spregiudicatezza degna della peggior politica, proprio quella che si era promesso di combattere e sconfiggere. La meritocrazia sempre sbandierata ha lasciato il posto alle nomine di fedelissimi (forse anche selezionati via social) per occupare le poltrone e così, non c’è certo da stupirsi se avendo a che fare con gli uffici comunali ci si imbatte in funzionari e dirigenti che supplicano di parlare direttamente con loro e non con l’assessore, terrorizzati dai danni che l’incompetenza potrebbe fare.

Purtroppo per Torino non è tutto, l’incendio probabilmente doloso, accaduto la scorsa settimana alla Cavalerizza (bene Unesco di inestimabile valore) ha riportato sotto i riflettori la vicenda di una proprietà pubblica occupata illegalmente da anni, da gruppi di persone che vivono tranquillamente al di fuori di ogni legge e legalità, tranquillamente a spese dei cittadini torinesi, senza che nessuno dica loro un bel niente. Dopo questa ennesima vicenda ci si aspetterebbe da un amministratore pubblico un’immediata ordinanza di sgombero e l’avvio di un progetto di recupero del bene per restituirlo alla città, i fondi e i soggetti ci sarebbero eccome se solo si uscisse dall’ideologia del contrasto all’iniziativa privata, e invece leggiamo delle incredibili dichiarazioni del Sindaco Appendino che non solo non intende firmare lo sgombero ma, vorrebbe aprire un tavolo di confronto con gli abusivi e accelerare l’iter di approvazione di un regolamento sui beni comuni che significa, di fatto, regalare lo stabile a chi lo ha occupato illegalmente. Questo incredibile comportamento legittima l’occupazione e dà il via libera a tutti quelli che da domani si vorranno occupare un bene e vivere a scrocco tanto poi ci penserà l’amministrazione a regalarglielo.

Peccato però che tutta questa benevolenza da parte dell’amministrazione verso gli amici che possono garantire un pacchetto di voti, sia totalmente assente quando invece si tratta far sloggiare (o tentare di far sloggiare) le attività dal Parco del Valentino con contestazioni di abusi che a volte risalgono addirittura agli anni ’70, Parco oggi quasi totalmente desertificato e in mano a degrado e criminalità con le poche attività commerciali rimaste ormai al collasso. Benevolenza totalmente assente anche quando si mandano in giro per la città i vigili urbani con l’unico scopo di fare cassa per il Comune dimenticando che la funzione dei “civich” dovrebbe invece essere essenzialmente di fare prevenzione e non stangare chiunque a tutti i costi.

Ci domandiamo a questo punto che credibilità possa avere un’istituzione che multa un povero commerciante per un semplice zerbino con il nome del suo negozio e contemporaneamente si rifiuti di far sgomberare persone che bivaccano a spese dei cittadini in un bene pubblico e arrivi addirittura a pensare di concederglielo in gestione? Quale fiducia si può avere in un’amministrazione che considera la legalità come se fosse un calcio di rigore allo stadio, c’è sempre e solo quando viene dato a sfavore dell’ avversario?

http://www.lineaitaliapiemonte.it/2019/10/28/leggi-notizia/argomenti/editoriali/articolo/alla-cavallerizza-si-vive-a-scrocco-a-pagare-sono-i-torinesi-di-guglielmo-del-pero.html?fbclid=IwAR1Fl1Zi2M22pbhUXV2CUk1aCPgKswUrGSIO0tLMUCo8sfhrkNKURnRHy_8

Un’ombra giallorossa su Torino

Per Torino il giallo/rosso sarebbe la fine. Nasce oggi, dopo l’esito scontato della votazione su Rousseau, un Governo di sinistra appoggiato da M5s e Pd. Diciamo subito che si tratta, al netto delle affermazioni da campagna elettorale, di un Governo legittimo, nato anche da trattative sui nomi dei potenziali ministri così come accaduto per tutti i Governi precedenti. Certamente la lettera della nostra Costituzione è stata rispettata, avendo il Parlamento espresso la propria volontà sovrana ed avendo il Presidente della Repubblica semplicemente preso atto della nascita di una nuova maggioranza a sostegno dell’esecutivo. Piuttosto, un giudizio sul radicale ribaltamento della maggioranza parlamentare può e deve essere dato nel merito politico sotto il profilo della opportunità e coerenza: e qui, fatalmente, non possiamo che essere negativi.

La caratteristica di fondo del nuovo Governo è evidentemente il comune sentire ideologico: si tratta di forze sostanzialmente collettiviste (l’uscita di esponenti dell’ala liberale dal Pd lo conferma) e convinte del ruolo fondamentale dello Stato nell’economia a tutto discapito dell’iniziativa privata. Forze che hanno come obiettivo principale la redistribuzione del reddito più che la creazione di nuovo reddito e che di conseguenza non avranno come linea politica quella di favorire lo sviluppo delle imprese e della creazione di lavoro ma preferiranno un significativo aumento della tassazione nelle sue varie forme. In continuità con tutti i governi precedenti, ma forse in modo stavolta più marcato, il tema della riduzione del debito pubblico, del perimetro di intervento dello Stato nell’economia, delle tasse, dei conti in ordine, dell’agevolazione dell’iniziativa privata e del mercato, non saranno una priorità e verranno invece privilegiate politiche di spesa per creare consenso elettorale a breve, e che verranno pagate da noi, dai nostri figli e da parecchie future generazioni.

In questo quadro in cui Pd-M5s da nemici mortali diventano (almeno in pubblico) stretti compari, si inseriscono il Piemonte e Torino. Nella nostra Regione le basi della collaborazione giallo/rossa sono state poste fin dal giorno successivo la vittoria alle elezioni amministrative dei 5s: proprio su queste colonne è stato coniato il fulminante termine “Chiappendino”. Il nervosismo di alcuni rappresentati del Pd cittadino dimostrato in questi giorni con immediate dichiarazioni pubbliche allo scopo di ribadire la ferma opposizione alla Giunta in carica, paiono celare manovre di avvicinamento tra i due movimenti, come infatti traspare dalle dichiarazioni dei reciproci gruppi dirigenti.

È probabile che assisteremo nei prossimi mesi al lento affievolirsi dell’opposizione targata Pd fino ad arrivare a dichiarazioni di condivisione sui principali temi; e chissà che poi fra due anni non spunti un’alleanza o un patto di desistenza di “bertinottiana” memoria contro la “pericolosa deriva estremista” (sarebbe peraltro l’unico modo per i 5s di mantenere un po’ di potere visto il giudizio totalmente negativo dei torinesi sull’attuale amministrazione).

Il nostro compito è quello di riuscire a offrire ai cittadini torinesi una proposta di amministrazione che rappresenti una vera svolta basata sul taglio della spesa, bilanci in ordine, meno presenza possibile dell’ente pubblico nella vita dei cittadini, a fianco dell’iniziativa privata e lontano dalle varie ideologie. Non possiamo permettere che alle prossime elezioni prevalga chi ha governato per oltre venticinque anni, portandoci alle elezioni amministrative del 2016 talmente stremati da cadere nella trappola delle false promesse di cambiamento del M5s, unito a chi (nel corso di questi anni) ha di fatto proseguito su quella strada sbagliata portando la città verso un pericoloso declino.

https://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=47623

I flop di Appendino risvegliano Torino

Qualche me fa, a seguito della evidente crisi politica della giunta Appendino, avevamo immaginato una sorta di immobilismo che avrebbe potuto caratterizzare l’azione politica futura paralizzata dai veti incrociati della stessa maggioranza e dall’assenza di un progetto per Torino. La previsione si è in realtà rivelata troppo ottimistica, l’amministrazione è andata ampiamente oltre, fino al punto che sembrerebbe quasi, osservandola oggi, che in qualche modo stia amministrando contro il futuro di Torino. Un obbiettivo è stato sicuramente raggiunto anche se forse l’Appendino non potrà andarne molto fiera: forse mai negli ultimi decenni nella nostra città si era visto un risveglio così forte e numericamente significativo di tutte le categorie sociali e di molti cittadini che stanno, attraverso varie forme di protesta, contestando i provvedimenti dell’amministrazione e in una città come la nostra non è cosa da sottovalutare.

Innumerevoli sono ormai i provvedimenti contestati, ultima in ordine di tempo la vicenda capitata al Club della Scherma, ultracentenaria società sportiva (dotata anche di campi da tennis, piscina e palestra, con attività come l’estate ragazzi che vede la partecipazione di decine di giovani), che si è visto revocare la concessione da parte del Comune, dopo le chiusure effettive o annunciate di attività commerciali come Il Cacao, la Rotonda o il Fluido sembrerebbe quasi che la Giunta abbia deciso di desertificare il parco del Valentino (uno dei più belli d’Europa), significativo che nessuno degli assessori competenti in Comune (l’assessore allo Sport risulta avere anche le deleghe alla sicurezza) si sia accorto che la chiusura di queste attività vuol dire di fatto consegnare gli spazi a degrado e criminalità sottraendoli ai torinesi.

Non va meglio purtroppo alle categorie produttive. Anche in questo caso parrebbe esserci una vera e propria avversione verso chi a Torino cerca di fare impresa tramite l’iniziativa privata, troppo facile sarebbe citare il no alle infrastrutture, a partire dalla Tav; l’imminente applicazione della nuova ZTL senza che la giunta si sia minimamente confrontata con le associazioni di categoria, che risulterebbero le più penalizzate, ha fatto scendere in piazza i commercianti, la delibera di abbattimento di oltre cento dehors ha fatto sprofondare nel panico decine di esercenti che si trovano all’avvio della stagione a dover sostenere costi aggiuntivi o in alcuni casi, pur volendo, non possono adeguare le strutture proprio in un momento non certo felice per la nostra economia.

Altrettanto significative dell’azione amministrativa sono le imbarazzanti posizioni del vicesindaco Montanari, uno degli esponenti di spicco della politica del “no a tutto” quello che riguarda lo sviluppo della città (di qualche giorno fa l’esternazione sul futuro che non sarebbe “il trasporto delle lavatrici”, affermazione che lascia trasparire il tutto il disprezzo per l’iniziativa privata) pronto però a scendere in campo a difesa dell’illegalità delle occupazioni abusive fino ad arrivare a proporre di concedere in gestione gli spazi pubblici proprio a quelli che li hanno abusivamente occupati, si veda il caso della Cavallerizza, mentre per quelli che li valorizzano sarebbe pronta una denuncia in Procura.

In questo contesto di declino il sindaco non trova di meglio che fare cassa proponendo un’ulteriore stangata sulle tasche dei torinesi – aumentando le aliquote (Tari, Cosap e Imu) – che non andrà certo ad aiutare la nostra situazione economica, anche l’improvviso slancio di legalità ritrovato a ridosso delle elezioni con lo sgombero di un campo rom lascia trasparire l’assenza totale di un progetto di medio periodo visto che, per ammissione dello stesso Comune, le persone sgomberate non si sa che fine abbiano fatto e probabilmente hanno solamente cambiato indirizzo del campo come già avvenuto in precedenza. Purtroppo ci tocca constatare che una cosa è la narrazione fatta di slogan che si fa sui social e nelle riunioni ristrette riservate ai propri sostenitori ben altra cosa invece è governare con un progetto di sviluppo per Torino che la faccia rientrare tra le più importanti città europee come la nostra storia richiederebbe, progetto che necessita del coinvolgimento di tutti risvegliando il nostro orgoglio sabaudo per un futuro di crescita e sviluppo e non per difendere continuamente la nostra città da un’ideologia di amministrazione che la porta inevitabilmente verso il declino.

http://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=44681

Montanari, basta lavorare contro Torino!

Questa mattina a nome di SiAmoTorino ho consegnato simbolicamente una lavatrice a seguito delle sue dichiarazioni, il nostro è un convinto SiTav a favore delle infrastrutture che sono alla base dello sviluppo economico del nostro territorio, senza le quali siamo avviati verso un pericoloso declino, esattamente il contrario del pensiero politico del vice Sindaco che pare lavorare contro Torino.

Ecco l’intervista su Linea Italia Piemonte:

https://www.facebook.com/114829659156747/posts/330367460936298?sfns=mo

Appendino, forse è meglio lasciare

Mio intervento su LoSpieffero:

http://lospiffero.com/ls_article.php?id=44024&fbclid=IwAR0sg7BlGWboLYwnWmHNfwYWvh5ZjIHJya3ojXKeAEB0AZ7gfEjBiOZS-hM

Il caso del presunto ricatto da parte del suo ex portavoce è la classica goccia che potrebbe far traboccare il vaso se non viene subito chiarito dal sindaco Appendino con un intervento pubblico molto più dettagliato di quanto non abbia fatto a oggi che non lasci spazio ad alcun dubbio. Il solo sospetto che possa essere stata oggetto di un ricatto da parte di una persona a lei vicina e che potrebbe aver coinvolto anche assessori della sua giunta getta una pesante ombra su tutto l’operato di quella che era nata come l’“amministrazione del cambiamento”.

La vicenda, se confermata, farebbe crollare anche l’ultimo mito della campagna elettorale di questa giunta ovvero la lotta contro il “Sistema Torino” che sarebbe stato in parte sostituito da un Sistema altrettanto deleterio per la città che antepone interessi personali a quelli dei torinesi. Sarebbe probabilmente il colpo definitivo alla credibilità di un’amministrazione nata dalla speranza degli elettori torinesi, molti dei quali non di stretta osservanza grillina, quasi subito tradita da amministratori incapaci di imprimere quella svolta di novità e di innovazione di cui la nostra città aveva un estremo bisogno, gli iniziali propositi di legalità, sicurezza e meritocrazia si sono presto scontrati con la dura realtà e la strada scelta di una sostanziale continuità con il passato ha peggiorato di molto la situazione.

Le periferie abbandonate della città non sono state recuperate e la sicurezza dei cittadini purtroppo non è migliorata: i continui annunci puntualmente disconosciuti di sgombero del Moi, la perdita per i torinesi della possibilità di spostarsi liberamente in alcune zone della città (basta pensare al Parco del Valentino) senza sentirsi continuamente minacciati anche a causa dell’inazione della giunta priva di fatto di un assessore alla sicurezza (incarico inizialmente ricoperto dal Sindaco stesso e poi successivamente ai fatti di piazza San Carlo formalmente passato di mano all’Assessore allo Sport) e un sostanziale “laissez faire” verso categorie di persone ideologicamente vicine ad alcuni consiglieri del M5s, hanno aumentato il disagio di molti cittadini verso l’amministrazione.

Anche in altri ambiti, a parte rare eccezioni Torino non ha brillato, senza richiamare la pessima gestione del dossier olimpico, la maggior parte dei dati economico/sociali fotografa una città ferma, senza idee, che vede la popolazione diminuire e i giovani laureati scappare, priva di capacità di attrarre investimenti, ostaggio dei veti da parte dei rappresentati della maggioranza mossi dall’ideologia sulle opere infrastrutturali, sull’implementazione della Ztl per non parlare della posizione sulla Tav che ha ulteriormente gettato un’ombra sul nostro futuro.

Arrivati a questo punto, ben consci del fatto che non tutte le colpe sono addebitabili a una sola persona, per il bene di Torino chiediamo al Sindaco Appendino se non sia il caso di fare una profonda riflessione sul futuro percorso politico valutando anche la possibilità di lasciare ai cittadini torinesi la possibilità di esprimersi circa la guida della propria città nelle imminenti elezioni amministrative, altri due anni di immobilismo con una giunta impegnata più a difendersi che a pensare a costruire un progetto di città (le due manifestazioni che hanno visto migliaia di cittadini torinesi in piazza esprimono molto bene il disagio che la città sta vivendo) e in balia delle posizioni più radicali presenti nella maggioranza getterebbero Torino in un declino difficile da recuperare non solo e non tanto nei confronti di altre città a noi vicine (il paragone con Milano è impietoso) ma rispetto alla storia di città al centro dello sviluppo economico del nostro Paese.