Un’ombra giallorossa su Torino

Per Torino il giallo/rosso sarebbe la fine. Nasce oggi, dopo l’esito scontato della votazione su Rousseau, un Governo di sinistra appoggiato da M5s e Pd. Diciamo subito che si tratta, al netto delle affermazioni da campagna elettorale, di un Governo legittimo, nato anche da trattative sui nomi dei potenziali ministri così come accaduto per tutti i Governi precedenti. Certamente la lettera della nostra Costituzione è stata rispettata, avendo il Parlamento espresso la propria volontà sovrana ed avendo il Presidente della Repubblica semplicemente preso atto della nascita di una nuova maggioranza a sostegno dell’esecutivo. Piuttosto, un giudizio sul radicale ribaltamento della maggioranza parlamentare può e deve essere dato nel merito politico sotto il profilo della opportunità e coerenza: e qui, fatalmente, non possiamo che essere negativi.

La caratteristica di fondo del nuovo Governo è evidentemente il comune sentire ideologico: si tratta di forze sostanzialmente collettiviste (l’uscita di esponenti dell’ala liberale dal Pd lo conferma) e convinte del ruolo fondamentale dello Stato nell’economia a tutto discapito dell’iniziativa privata. Forze che hanno come obiettivo principale la redistribuzione del reddito più che la creazione di nuovo reddito e che di conseguenza non avranno come linea politica quella di favorire lo sviluppo delle imprese e della creazione di lavoro ma preferiranno un significativo aumento della tassazione nelle sue varie forme. In continuità con tutti i governi precedenti, ma forse in modo stavolta più marcato, il tema della riduzione del debito pubblico, del perimetro di intervento dello Stato nell’economia, delle tasse, dei conti in ordine, dell’agevolazione dell’iniziativa privata e del mercato, non saranno una priorità e verranno invece privilegiate politiche di spesa per creare consenso elettorale a breve, e che verranno pagate da noi, dai nostri figli e da parecchie future generazioni.

In questo quadro in cui Pd-M5s da nemici mortali diventano (almeno in pubblico) stretti compari, si inseriscono il Piemonte e Torino. Nella nostra Regione le basi della collaborazione giallo/rossa sono state poste fin dal giorno successivo la vittoria alle elezioni amministrative dei 5s: proprio su queste colonne è stato coniato il fulminante termine “Chiappendino”. Il nervosismo di alcuni rappresentati del Pd cittadino dimostrato in questi giorni con immediate dichiarazioni pubbliche allo scopo di ribadire la ferma opposizione alla Giunta in carica, paiono celare manovre di avvicinamento tra i due movimenti, come infatti traspare dalle dichiarazioni dei reciproci gruppi dirigenti.

È probabile che assisteremo nei prossimi mesi al lento affievolirsi dell’opposizione targata Pd fino ad arrivare a dichiarazioni di condivisione sui principali temi; e chissà che poi fra due anni non spunti un’alleanza o un patto di desistenza di “bertinottiana” memoria contro la “pericolosa deriva estremista” (sarebbe peraltro l’unico modo per i 5s di mantenere un po’ di potere visto il giudizio totalmente negativo dei torinesi sull’attuale amministrazione).

Il nostro compito è quello di riuscire a offrire ai cittadini torinesi una proposta di amministrazione che rappresenti una vera svolta basata sul taglio della spesa, bilanci in ordine, meno presenza possibile dell’ente pubblico nella vita dei cittadini, a fianco dell’iniziativa privata e lontano dalle varie ideologie. Non possiamo permettere che alle prossime elezioni prevalga chi ha governato per oltre venticinque anni, portandoci alle elezioni amministrative del 2016 talmente stremati da cadere nella trappola delle false promesse di cambiamento del M5s, unito a chi (nel corso di questi anni) ha di fatto proseguito su quella strada sbagliata portando la città verso un pericoloso declino.

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